Diario del viaggio in Terra Santa di Matteo Parrotto

29 novembre 2017

 Matteo Parrotto ha visitato la Terra Santa in un pellegrinaggio organizzato dall'Ufficio Pellegrinaggi della Custodia di Terra Santa insieme ad alcuni pellegrini che fanno parte dell'Associazione Santi Pietro e Paolo, guidati da don Angelo Garofalo. Qui di seguito il racconto della sua esperienza.

Quando venni a sapere del viaggio in Terra Santa che la nostra Associazione (l’Associazione Santi Pietro e Paolo) stava organizzando, detti subito la mia disponibilità: da molto tempo attendevo un’occasione del genere. Pensai che avrei fatto bene a coinvolgere anche i miei genitori. Non c’è dubbio, infatti, che questa esperienza sia ancora più preziosa se vissuta in ambito familiare perché, inevitabilmente, conduce ai ricordi di quando si è bambini, di quando per le prime volte ci hanno raccontato di Gesù, di quando ci hanno insegnato le prime preghiere, di quando ci hanno spiegato il significato del Natale e della Pasqua. Così, giorno dopo giorno, durante il pellegrinaggio, hanno preso contorni e sostanza quei luoghi di cui abbiamo sempre sentito parlare e che, di domenica in domenica, ritroviamo nell’ascolto dei fatti narrati dalle Scritture.
Fatti che probabilmente, nella frenesia dei nostri ritmi quotidiani, releghiamo erroneamente in una sfera di puro esercizio filosofico o spirituale, secondo un eccessivo fideismo. E, invece, l’apice della gioia lo si raggiunge nel momento in cui si prende coscienza della concretezza di quel che si vede e si tocca. Potrà sembrare banale, ma assicuro a chi non ci è ancora stato che non lo è: aldilà dell’incontestabile prestigio storico di quelle regioni e di alcune bellezze architettoniche, il vero senso del Viaggio sta nel percepire che le radici della nostra fede (e in buona parte della nostra civiltà) non affondano in pure congetture teologiche o in favolette educative sul bene o sull’amore, ma piuttosto nella memoria dell’incontro vero e materiale del Dio incarnato con l’uomo sulla Terra, e della sua morte e risurrezione. Ciò mi ha portato a ragionare su un punto: se prima di fare questo viaggio era la trascendenza di Gesù l’aspetto più sorprendente delle mie riflessioni da fedele, una volta lì – paradosso – era (è) la sua condizione umana a colpirmi, la sua carnalità esistita e rivelata.
La nostra fortuna è stata quella di trascorrere quei giorni insieme ad un gruppo di persone squisite. Siamo stati guidati dalla sapienza e dalla disponibilità di Don Angelo Garofalo, dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, profondo conoscitore della Terra Santa, che nel mese di novembre è poi gentilmente venuto a ritrovarci a Roma; e dalle preziose indicazioni di Monsignor Joseph Murphy, assistente spirituale della nostra Associazione. Il nostro cammino ha calcato idealmente le tappe cronologiche principali della vita del Signore. Da Betlemme, dove abbiamo ammirato la basilica della Natività, passando per Nazareth, nel luogo dell’Annunciazione, fino a Gerusalemme, la Città Santa, ripercorrendo i momenti della passione, della morte e della resurrezione. Nel mezzo, abbiamo potuto sostare sul Monte Tabor (trasfigurazione); a Cafarnao presso la casa di Pietro dove Gesù ha vissuto e predicato; a Cana, dove le coppie hanno rinnovato le loro promesse nuziali; abbiamo attraversato il lago di Tiberiade e siamo saliti sul Monte delle Beatitudini; siamo stati a Tabgha, presso la chiesa del primato di Pietro, a Masada, roccaforte israelitica espugnata dai Romani, e al Mar Morto; sulla Spianata delle Moschee e presso il Muro del Pianto; e in tanti altri luoghi e chiese che meriterebbero approfondimenti appropriati. Attraverso le letture, le preghiere e le riflessioni del caso, la nostra esperienza è stata un vero e proprio percorso, un vero e proprio pellegrinaggio. Per la prima volta mi sono sentito a casa “fuori casa” e ho avuto l’impagabile sensazione di stare in un posto che la provvidenza ha eletto per la storia dell’uomo.
Sarei molto felice di tornarci presto, soprattutto a Gerusalemme; anzi, sarei proprio felice di tornarci spesso e, sebbene comprendo non sia facile, credo che qualsiasi percorso di catechesi, anche per i più giovani che si preparano ai primi sacramenti, sarebbe molto più completo ed autentico se contemplasse qualche giorno in Terra Santa. Se non altro perché, dopo esserci stato, nell’ascolto del Vangelo la memoria sostituisce quella che prima era, inevitabilmente, semplice immaginazione.
Tra tutto quanto, mi voglio ricordare un episodio di grande valore spirituale: abbiamo avuto il privilegio di poter celebrare l’Eucaristia, con il gruppo, nell’Edicola del Santo Sepolcro, che custodisce la Tomba di Gesù.
La cosa è stata resa ancora più suggestiva dal fatto che, per ragioni di disponibilità, l’appuntamento era all’alba. È stata un’occasione che porterò sempre nel cuore.

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